Un F.A.R.O. per essere accompagnati nella ricerca delle origini

INTERVISTA A Sara Lombardi, psicologa e psicoterapeuta, responsabile del settore adozione del CTA
di Chiara Italia
“Ogni notte mi addormento immaginando di percorrere la strada di casa… E di rivedere mia madre, per sussurrarle all’orecchio: sono qui” (dal film “Lion – La strada verso casa”).

La lunga esperienza del CTA nell’ambito dell’adozione ha insegnato che i figli adottivi hanno una sola storia, non un “prima” e un “dopo”, e che il bisogno di conoscere e comprendere questa storia accomuna i figli adottivi di qualsiasi età e provenienza.

Ne parliamo in questa intervista con Sara Lombardi, psicologa e psicoterapeuta, responsabile del settore adozione del CTA e coordinatrice di un nuovo servizio di sostegno e accompagnamento alla ricerca delle origini rivolto a chi è stato adottato sia con l’adozione nazionale che internazionale. Si chiama F.A.R.O. (Figli Adottivi alla Ricerca delle Origini) e offre un sostegno psicologico, ma anche una consulenza legale e un supporto concreto a chi desidera intraprendere una vera e propria ricerca attiva, dalla pianificazione, allo svolgimento fino alla rielaborazione degli esiti.

Dottoressa Lombardi, a cosa ci si riferisce quando si parla di ricerca delle origini?

Nel 2013 Brodzinsky, durante un seminario svolto presso CTA, ci ha ricordato che il 100% dei figli adottivi compie una ricerca sulle proprie origini. Si riferiva ovviamente sia alla ricerca interiore, cioè all’interrogarsi sulla propria identità e sulla propria storia, sia ad una ricerca attiva, che comprende la consultazione di atti, documenti, relazioni, ma anche un viaggio nel luogo di nascita e la visita agli istituti in cui si sono vissuti alcuni mesi o anni. La ricerca può arrivare fino a ricercare un contatto o un incontro con i propri genitori biologici o altri famigliari e persone significative del proprio passato preadottivo.

In Italia la legge prevede che al compimento del 25mo anno di età i figli adottivi possano fare richiesta del loro fascicolo in Tribunale, ma gli interrogativi iniziano spesso molto prima. Inoltre quando la legge è stata fatta (Legge 184/83, art. 28 comma 5° e 3°), anche nelle sue modifiche (Legge 149/2001, art. 24), il legislatore non immaginava che il mondo sarebbe stato presto così globale, e che le informazioni sarebbero state così accessibili anche con canali non ufficiali.

Nella nostra pratica clinica riscontriamo costantemente che l’assenza di risposte a domande fondamentali che riguardano la propria identità mette in moto strategie di ricerca che assumono le forme più varie, dalla sola ricerca interiore a una più attiva e concreta ricerca nel mondo.
Qualunque sia la strada che un figlio adottivo decide di intraprendere, riteniamo sia importante non essere soli. F.A.R.O. nasce anche con questo scopo: fornire un accompagnamento e un supporto mirato a coloro che si interrogano sulla propria storia e scelgono di fare una ricerca sulle proprie origini.

Da quali motivazioni, quindi, è nato il servizio F.A.R.O.?

Le storie che ascoltiamo ci hanno fatto capire il significato profondo di quel bisogno che ha a che fare con l’identità e il senso del sé. Il desiderio di conoscere le proprie origini non è correlato al tipo di legame instaurato con i genitori adottivi e non è un “di più” di cui poter fare a meno. E’ un bisogno psicologico universale, che accomuna tutti gli esseri umani e che nei figli adottivi appare ancora più urgente proprio in virtù dei vuoti e delle perdite sperimentati.

F.A.R.O. è nato come una costola del Servizio Specialistico di sostegno all’adozione e presa in carico delle crisi adottive del CTA. Si rivolge a tutti, a chi ha bisogno di essere affiancato in una riflessione personale sulle proprie origini e a chi sente il desiderio di una ricerca più attiva ed esterna. E’ aperto inoltre a tutte le figure familiari o extrafamiliari significative che sono coinvolte in questo percorso.

Dal punto di vista della famiglia adottiva, come viene presa la scelta del figlio di fare una ricerca attiva sulle sue origini?

Accade che i genitori adottivi possano sentirsi messi in discussione quando i figli iniziano la ricerca in una qualunque delle sue forme. Domandano “Perché? Non ti basta ciò che hai qui?”. Dall’altro, i figli adottivi, soprattutto quando hanno una buona relazione coi genitori, temono di poter procurare loro una ferita e vivono un “conflitto di lealtà” che può alimentare sensi di colpa o impedire di dare seguito al bisogno di ricerca.

Un obiettivo di F.A.R.O. è quello di diffondere una buona cultura dell’adozione anche nell’ambito della ricerca delle origini. Sicuramente l’adozione è cambiata nel tempo, e anche la formazione delle famiglie è cambiata. Qualche tempo fa c’era l’idea dell’adozione come una nuova nascita, una seconda vita. C’era l’idea del taglio, del prima e del dopo: la credenza prevalente, sia dei genitori che degli operatori, era che “i figli sono di chi li cresce”.

Quello che l’esperienza ci ha insegnato, invece, è che i figli adottivi hanno un’unica storia e più di due genitori. È importante far comprendere ai genitori adottivi che nella mente e nel cuore dei loro figli possano esserci anche i genitori biologici e che non si possa fare finta che non ci siano. Per questo i genitori adottivi devono essere aiutati ad accettare di fare entrare nella propria casa non solo il figlio ma tutta la sua storia, che è fatta di altri genitori, altri nonni, un altro paese e altre usanze. Anche per questo F.A.R.O. può offrire un servizio di mediazione, nelle diverse fasi del percorso, tra chi cerca, chi è cercato e chi è coinvolto a vario titolo.

A febbraio 2019 c’è stata la prima iniziativa promossa da F.A.R.O.: un incontro di storie vere e riflessioni. Di cosa si è trattato?

A dicembre si è tenuto il convegno “Fin dalle origini, verso le origini”, realizzato in collaborazione con l’Università Cattolica – collegato tra l’altro con il progetto del dottorato di ricerca della nostra collaboratrice Laura Malacrida, che consentirà di identificare ancora meglio i bisogni di chi ricerca le proprie origini. In seguito al convegno abbiamo organizzato un primo evento con le testimonianze di due adulti adottivi. Erika Fonticoli e Marcello Savoldelli hanno raccontato i loro “viaggi di ritorno”, la ricerca di informazioni, i primi contatti con alcuni familiari, l’organizzazione del viaggio, l’incontro con le loro famiglie biologiche e il ritorno a casa. Con grande generosità Erika e Marcello hanno condiviso riflessioni e racconti molto personali di un’esperienza complessa e ambivalente, fatta di attesa, speranza, emozione ed eccitazione, ma anche paura e preoccupazione rispetto a ciò che sarebbe stato possibile trovare e infine nostalgia per ciò che hanno dovuto lasciare nuovamente.
E’ stato un evento emozionante e profondo che ha visto un ascolto partecipato di figli adottivi e genitori: un grande successo, che abbiamo dovuto replicare per soddisfare tutti gli interessati, e che sicuramente riproporremo in futuro.

Quali altri aspetti interessanti sono emersi?

Tra i vari aspetti interessanti ne voglio ricordare tre. Innanzitutto, il fatto che questa esperienza sia servita ad entrambi per non sentirsi divisi tra due metà – un primo e un dopo, un qui e un là – ma per riuscire leggere la propria esperienza di vita nella sua interezza. In secondo luogo l’importanza di non fare questo “viaggio” da soli, ma di essere accompagnati da qualcuno che possa essere un sostegno, un confronto, una base sicura in tutti i momenti del viaggio.
Erika e Marcello hanno inoltre focalizzato l’attenzione su un altro aspetto cruciale di cui vengono spesso sottovalutate le implicazioni emotive e psicologiche: la presenza di fratelli, perduti e/o ritrovati.

Tra le attività di F.A.R.O., c’è stato anche un altro evento lo scorso marzo, un primo incontro di gruppo dedicato ai figli che cercano le origini. Cosa è emerso?

Sì, c’è stato un incontro di gruppo aperto, dedicato ai figli adottivi, per parlare della ricerca delle origini. Un gruppo molto variegato che ha coinvolto sia adolescenti che giovani adulti, riuniti col desiderio di confrontare i punti di vista e condividere esperienze. C’erano ragazzi che avevano già fatto una ricerca delle origini, altri che non l’avevano ancora fatta o che ci stavano pensando.

Due aspetti ricorrenti in queste storie sono il vissuto di non sentirsi capiti da chi non ha esperienza di adozione e il bisogno di confrontarsi con chi vive la stessa urgenza di pensare al proprio passato. La cosa più difficile da spiegare a genitori, partner, amici o conoscenti è che la ricerca delle origini non nasce dall’insoddisfazione per la propria esperienza adottiva né dall’ingratitudine verso la famiglia adottiva. Il bisogno di fare una ricerca delle proprie origini non ha a che fare con quanto bene i figli vogliono ai loro genitori adottivi.

Facciamo un primo bilancio: quali prime considerazioni si possono fare?

Al Servizio Specialistico di sostegno all’adozione di CTA accedono principalmente genitori adottivi con bambini o figli adolescenti o giovani adulti. F.A.R.O., invece, ha incrociato un bisogno che fino ad oggi era stato poco intercettato, quello degli adulti adottati. Molti di coloro che si sono rivolti a noi in questi primi mesi sono anche neo-genitori, come se la genitorialità riaprisse degli interrogativi e il bisogno di cercare delle risposte. Ci sono delle fasi della vita, infatti, che più sollecitano le tematiche adottive. L’adolescenza è una di queste, ma anche la gravidanza e la genitorialità in generale sono periodi che portano a farsi maggiori domande sulle proprie origini.

Quali saranno le prossime iniziative del servizio F.A.R.O.?

Sicuramente replicheremo il gruppo per figli adottivi e le testimonianze di chi ha già fatto la ricerca delle origini. Abbiamo in cantiere iniziative formative per operatori che lavorano con le famiglie e i figli adottivi. Riteniamo ci sia molto bisogno di formazione specialistica perché incontriamo spesso persone che hanno fatto lunghe terapie senza aver mai affrontato il tema delle origini. Altri sono stati male indirizzati da chi non possiede una competenza specifica sull’adozione e ha svolto interventi più mirati a rassicurare i genitori adottivi, che a rispondere alle reali esigenze dei figli.

Noi riteniamo, invece, che non assecondare il bisogno della ricerca delle origini sia controproducente. Il mondo oggi offre dei modi rapidissimi per trovare informazioni e creare contatti, ma noi sappiamo che intraprendere una ricerca, così complessa dal punto di vista psicologico, senza essere preparati, accompagnati e sostenuti, è l’unica vera controindicazione.
La questione non è dunque fare o non fare una ricerca delle origini. Se nasce il bisogno di intraprendere una ricerca delle origini, la vera questione è quando, in che modo e con chi farla.

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F.A.R.O. in breve

È un servizio di CTA (www.centrocta.it) che si rivolge a tutti coloro che sono stati adottati con l’adozione nazionale e internazionale e che si interrogano rispetto alle proprie origini.
Inoltre si rivolge a tutte le figure significative familiari e/o extrafamiliari coinvolte in questo percorso o che possano offrire una qualche forma di sostegno. Nel caso di bambini e ragazzi, il coinvolgimento della famiglia sarà indispensabile; nel caso di giovani adulti si discuterà e valuterà insieme.

F.A.R.O. OFFRE

– Consulenza psicologica, giuridica e sociale sulla ricerca delle origini
– Sostegno psicologico e legale in tutte le fasi del percorso
– Sostegno ad elaborare gli esiti della ricerca
– Gruppi di confronto e di sostegno
– Incontri di mediazione tra familiari, operatori e persone coinvolte nella ricerca
– Formazione di operatori su aspetti psicologici, prassi, leggi,…

Il servizio lavora in collaborazione con la magistratura minorile, con il territorio, con le agenzie educative e scolastiche, gli enti e le associazioni di famiglie adottive, ed è a disposizione per organizzare incontri ed eventi per sensibilizzare e diffondere una buona cultura sull’importanza delle origini.
L’équipe si compone di psicologi, mediatori e assistenti sociali. Si avvale della consulenza legale e del contributo di esperti per esperienza.
Per info: adozione@centrocta.it

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